Le sette Statue e il Santo Repositorio, Chiesa del Purgatorio.

Le sette Statue - Reposizione.
Chiesa di S. Maria Consolatrice degli Afflitti Vulgo del Purgatorio. Molfetta (BA).





Foto di: Molfetta nel Passato - Santo Repositorio.


Le sette statue in cartapesta sono opera dello scultore molfettese Giulio Cozzoli. Chiesa di S. Maria Consolatrice degli Afflitti Vulgo del Purgatorio.

San Pietro (vern."Sèn Bìete"), recato a spalla dalla Confraternita dell'Assunta,
La Veronica (vern."Là Veròneche"), recata a spalla dalla Confraternita del Carmine,
Santa Maria Cleofe (vern."Mèrì'à Clèefe"), recata a spalla dalla Confraternita di Maria SS. della Purificazione,
Santa Maria di Salomè (vern."Mèrì'à Salomè"), recata a spalla dalla Confraternita della Beata Vergine di Loreto,
Santa Maria Maddalena (vern."Là Mètalène"), recata a spalla dalla Confraternita dell'Immacolata,
San Giovanni Apostolo (vern."Sèn Gevènne"), recato a spalla dalla Confraternita di Sant'Antonio
La Pietà, portata a spalla dalla Arciconfraternita della Morte.
Le tre processioni seguono per molti tratti lo stesso itinerario. La ritirata della Processione del Sabato Santo si aggira di solito (salvo cambiamenti di orari) per le ore 21.30, dopo oltre 9 ore di processione.
Le Sacre Statue, portate in processione il Venerdì di Passione ed il Sabato Santo, sono state realizzate tutte dallo scultore molfettese Giulio Cozzoli tra il 1906 ed il 1956. L' Addolorata (1958), S. Pietro (1948), La Veronica (1906), S. Maria Cleofe (1924), S. Maria Salomè (1953), La Maddalena (1956), S. Giovanni (1927), La Pietà (1908). Leggi altro.

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L'altare della reposizione è il luogo in cui, nella liturgia cattolica, viene riposta e conservata l'Eucaristia al termine della messa vespertina del Giovedì santo, la Messa nella Cena del Signore (in Cena Domini).

La liturgia cattolica prevede che l'altare della reposizione non coincida con l'altare dove si celebra l'Eucaristia. È inoltre tradizione che nelle chiese l'altare della reposizione sia addobbato in modo solenne, con composizioni floreali o altri simboli, in omaggio all'Eucaristia, che viene conservata in un'urna, detta repositorio, per poter permettere la Comunione nel giorno seguente, il Venerdì santo, ai fedeli che partecipano all'Azione liturgica della Passione del Signore; infatti il Venerdì santo non si offre il Sacrificio della Messa, e dunque non si consacra l'Eucaristia. Inoltre la reposizione dell'Eucaristia si compie per invitare i fedeli all'adorazione nella sera del Giovedì santo e nella notte tra Giovedì e Venerdì santo, in ricordo dell'istituzione del sacramento dell'Eucaristia e nella meditazione sopra i misteri della Passione di Cristo, soprattutto sopra quello dell'agonia nel Getsemani.
L'altare della reposizione rimane allestito fino al pomeriggio del Venerdì santo, quando, durante la celebrazione della Passione del Signore, l'Eucaristia viene distribuita ai fedeli; se le ostie consacrate non sono state consumate interamente, esse vengono conservate non in chiesa ma in un luogo appartato, e l'altare viene dismesso, per ricordare con austerità la morte di Gesù in croce, fino al giorno seguente, quando durante la Veglia pasquale si celebra la risurrezione di Gesù.

Nella tradizione e nel linguaggio popolare gli altari della reposizione vengono comunemente chiamati "Sepolcri": soprattutto nei centri dell'Italia meridionale, dove con il termine "andare a fare i sepolcri" si intende proprio il visitare, a partire dal pomeriggio del giovedì, il sepolcro di Cristo addobbato. L'usanza, non certificata dalla dottrina, è che ogni fedele visiti da cinque (quante sono le piaghe di Cristo) a sette (quanti sono i dolori della Madonna) di questi allestimenti in varie chiese vicine, compiendo il cosiddetto giro "delle sette chiese" o "sepolcri". Tale terminologia è impropria, perché in essi viene riposta l'Eucaristia, ossia le ostie precedentemente consacrate, che la Chiesa cattolica crede essere il segno sacramentale di Gesù Cristo vivo e risorto. L'altare della reposizione non è dunque un sepolcro che simboleggia la morte di Gesù, ma un luogo in cui adorare l'Eucaristia. (Wikipedia).


(Foto di: Molfetta nel Passato).
Le attuali statue in cartapesta dell'Arciconfraternita della Morte non sono né statue qualsiasi, né il loro autore, il grande maestro prof. Giulio Cozzoli, può essere considerato un qualsiasi scultore, perché effettivamente tale non è, in virtù della sua arte da sempre riconosciuta che va ben al di là della realizzazione di una serie di immagini processionali.
Esse sono in tutto otto, meglio ancora sette più una, l'Addolorata, in quanto quest'ultima viene portata in Processione da sola il venerdì di Passione, antecedente quindi la domenica delle Palme. Le altre sette vengono portate in processione tutte insieme il sabato Santo, costituendo quella che popolarmente a Molfetta viene chiamata la "Processione della Pietà".
In ordine di uscita in processione sono: San Pietro, la Veronica, Santa Maria Cleofe, Santa Maria Salomè, Santa Maria Maddalena, San Giovanni e la Pietà.

Sono state realizzate nell'arco del cinquantennio che va dal 1906 al 1956, un anno prima della sua morte, rispondendo all'esigenza da una parte di rinnovare le vecchie statue processionali (che, tranne la prima Maddalena e il San Giovanni di Francesco Verzella, erano di scarso valore artistico e ormai deteriorate dal tempo), dall'altra di rispondere al grande desiderio di Giulio Cozzoli di realizzare una serie di statue che in maniera completa rappresentassero, per le vie di Molfetta, durante il sabato Santo, il dramma della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo.
L’Arciconfraternita della Morte fu fondata il 26 aprile 1613 da trentotto galantuomini che volevano, per necessità cristiane, dare una degna sepoltura a coloro che per lo stato di povertà non potevano permettersela e venivano spesso lasciati per strada dopo la loro morte visto che, a quell’epoca, non esistevano ancora i cimiteri. (From: Wikipedia).
La chiesa del Purgatorio, dedicata a Santa Maria Consolatrice degli Afflitti, fu edificata a partire dal 15 agosto 1643 per volontà del sacerdote Vespasiano Vulpicella, su un terreno comunale denominato "delli Torrionj", acquistato l'anno prima (22 agosto 1642). Costruita in pietra locale fino al 1655 e consacrata il 6 dicembre del 1667, presenta una magnifica facciata in stile tardo-rinascimentale, su cui si apre un unico portale di ingresso, fiancheggiato da quattro statue collocate in nicchie dei Santi: Pietro, Stefano, Paolo e Lorenzo. All'interno del tempio sono custodite tele di Bernardo Cavallino (XVII secolo) e di Corrado Giaquinto oltre che la statua dell'Addolorata (che viene recata in processione il venerdì di Passione) e le sei statue in cartapesta, tutte opere dello scultore cittadino Giulio Cozzoli, culminanti nello struggente gruppo della cosiddetta Pietà, che vanno in processione il Sabato Santo.
Questa chiesa, che esercita un fascino indiscutibile su gran parte della popolazione molfettese, è fatta oggetto di un culto intenso da devoti provenienti anche dagli stati esteri verso i quali sono emigrate molte famiglie nei tempi passati e la devozione si è tramandata di padre in figlio. Ciò è dovuto sicuramente al culto particolarmente partecipato che ispira la presenza delle statue dell'Addolorata e soprattutto della Pietà (ispirata da quella più famosa del Michelangelo) che è il fulcro della processione in cui culminano, il Sabato Santo, le celebrazioni della Settimana Santa, prima della Veglia Pasquale.

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