Il pulo.


Il Pulo di Molfetta.
(Cliccare sulle immagini per ingrandirle).

(Cartoline d'epoca - Gegè L. Gadaleta album foto).

Il Pulo di Molfetta è una caratteristica dolina da crollo di origine carsica che si trova a circa 1,5 km dal centro della città di Molfetta, in direzione sud-ovest, creatasi per il cedimento della volta e dei setti divisori di una o più grotte e cunicoli formatisi a partire da tempi geologici lontani e facenti parte di un sistema carsico complesso costituito dalla confluenza e intersezione di più pozzi carsici originatisi proprio in quel luogo da una serie di coincidenze di tipo geologico, che si potrebbero definire "da manuale". Ricordiamo, nei pressi del Pulo, l'ormai distrutta Chiesa di Santa Caterina, 1415.
Attualmente nel sito archeologico del Pulo è espressamente vietato non solo entrare nelle grotte, ma anche accostarsi alle pareti (dalle quali il rischio di caduta di massi di dimensioni ragguardevoli così come di piccole, ma sempre pericolose, pietre - a causa del salto di circa 30 metri - è sempre presente, anche per la sola azione meccanica dei rami mossi dal vento o per l'accidentale passaggio di piccoli animali, anche semplicemente di una lucertola!). 
Solo la grotta n.1 (delle 14 accatastate nel vecchio catasto delle grotte) è stata messa in sicurezza ed è visitabile con la sua tomba recentemente (ottobre 2009) arricchita del calco dei ritrovamenti ossei in essa reperiti durante gli scavi archeologici condotti tra il 1995 ed il 2003 dall'équipe guidata dalla dott.ssa Francesca Radina, della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia. Dal punto di vista amministrativo la dolina è di proprietà della Provincia di Bari. Questa grande voragine si apre, improvvisamente, tra i campi coltivati, nel suolo calcareo con le pareti (praticamente verticali sulla quasi totalità del perimetro) che mostrano con grande evidenza le ordinate giaciture delle stratificazioni geologiche sovrappostesi durante il lunghissimo processo di deposizione e successiva diagenizzazione dei sedimenti che originarono la formazione del basamento calcareo, risalente al Cretaceo inferiore, che costituisce in massima parte l'ossatura strutturale della Puglia. Tale processo di formazione viene concordemente datato dai geologi tra i 250 milioni ed i 60 milioni di anni fa.


Nelle pareti a strapiombo si aprono gli spechi di innumerevoli grotte, molte delle quali disposte su diversi livelli, cioè intercomunicanti anche in senso verticale, tutte censite e catalogate con rigore scientifico nel corso degli studi che, a varie riprese, hanno interessato questo sito sin dal XVIII secolo[1].
Una di queste è la cosiddetta "grotta del Pilastro", che si sviluppa su tre livelli e presenta in quello superiore un pilastro calcareo, ultimo residuo di un setto che in passato divideva in due la cavità e che presenta un restringimento di sezione in basso, lì dove le acque che si incanalano al di sotto del piano campagna in occasione degli eventi meteorici più importanti operano la loro azione di erosione e di scalzamento al piede delle sponde dell'alveo ipogeo. Quando la sezione minore del pilastro non sarà più in grado di sostenere il peso delle rocce sovrastanti, esso collasserà e si verificherà un crollo che coinvolgerà gran parte - soprattutto quella superiore - di quella parete ed avrà come risultato un ampliamento del perimetro superiore del ciglio della dolina. Tanti crolli di questo tipo, successivi nel tempo, hanno portato alla conformazione attuale del sito.

Quanto appena descritto non è altro che un accenno delle modalità secondo cui si è sviluppato nel corso dei millenni il processo di formazione che ha portato alla conformazione attuale e non si arresterà mai finché la Terra esisterà. Nel Neolitico medio ed inferiore (VIII-VI secolo a.C.) il Pulo di Molfetta era frequentato dalle comunità che vivevano nei pressi della dolina (allora molto più piccola della cavità attuale e decisamente in formazione), essendosi organizzati in villaggi all'aperto ed in piano (non in grotta, come erroneamente taluni credono), come si evince dai numerosi resti rinvenuti nei dintorni, soprattutto nel fondo Azzollini e nel non lontano fondo Spadavecchia (dai cognomi dei proprietari all'epoca dei primi scavi) dove nel 1900 avvennero, a cura del Mayer, soprintendente in carica ai Beni Archeologici di Bari, le prime interessanti scoperte archeologiche. Poiché qui la si è trovata per la prima volta in Puglia, tale tipologia di reperti ceramici fu denominata ceramica "Tipo Molfetta", mentre poi ne sono stati rinvenuti simili in siti diversi, ma omologhi, lungo le fasce costiere e nell'immediato entroterra pugliesi.
Degna di nota è la presenza, sul ciglio ad W-SW della dolina, dell'ex convento dei Cappuccini, oggi di proprietà privata, lì edificato nel 1536 da Giacomo Paniscotti e che fu attivo fino al 1574, circa, quando i monaci si trasferirono nel nuovo convento, di dimensioni maggiori, più prossimo al centro cittadino (che allora era ancora circoscritto all'interno della cinta muraria della "città vecchia", nell'Isola di S. Andrea). Tale circostanza fece sì che l'edificio sorto nei pressi della voragine carsica, ormai abbandonato dai religiosi, a causa della sufficiente distanza che lo separava dal centro abitato, venisse adibito alla funzione di Lazzaretto, per l'accoglienza, cioè, dei malati di morbi infettivi e contagiosi quali peste, colera, lebbra, che nelle epoche passate periodicamente infestavano le aree urbane.
Infine, verso il termine del XVIII secolo, nel 1784 sul fondo del Pulo fu autorizzata dal governo borbonico una nitriera, cioè una vera e propria fabbrica - i cui resti sono stati oggetto di una campagna di scavi e relativo restauro terminato nel 2003 - in cui veniva prodotta polvere da sparo a partire dal salnitro, sale (nitrato di Potassio) contenente azoto (N) e potassio (K), riconosciuto tra i sedimenti del sito dall'abate Fortis, studioso padovano che trovavasi in Puglia perché diretto a Brindisi e che fu chiamato a dare il suo parere dal fratello del noto canonico Giuseppe Maria Giovene, grande studioso naturalista, molto attivo in quei tempi di grande influenza del Positivismo e che ha lasciato alla città di Molfetta i primi reperti di natura archeologica rinvenuti in dolina e nei suoi dintorni ed ora esposti nel rinnovato Museo Diocesano cittadino.

In seguito al disastroso terremoto del 23 novembre 1980, noto come il terremoto dell'Irpinia, i cui effetti si fecero sentire in maniera pesante anche a tanti chilometri di distanza, in alcune grotte i cui accessi si protendono dalle pareti del Pulo si verificarono numerosi crolli e cedimenti strutturali che ne minarono l'assetto statico tanto da determinarne la chiusura al pubblico. Inoltre una frana ostruì l'ingresso di alcune cavità che in precedenza erano accessibili. In seguito a tali fatti si ebbe l'intervento da parte degli Enti competenti al fine della messa in sicurezza del sito e del suo recupero funzionale alla fruizione da parte del pubblico, finalmente ripartita in data 30 novembre 2008. La sua forma è subcircolare, con diametro variabile da un massimo di circa 180 m a un minimo intorno ai 140 m. La profondità massima del pianoro che si apre sul fondo è di circa 30 m dal ciglio superiore. La relativa vicinanza alla costa (poco meno di un chilometro, in linea d'aria) fa sì che il livello della falda acquifera sottostante si attesti a non oltre 10 m al di sotto del piano di sedime attuale, come verificato da recenti studi effettuati nel corso del restauro e recupero funzionale ad opera dell'Amministrazione Provinciale e raccolti nel testo pubblicato nel 2007 a cura della dott.ssa Francesca Radina, a documentazione del lavoro svolto, riportato nelle note a seguire.

Esso è il più piccolo dei tre "puli"[2] più noti della provincia di Bari, ma non per questo meno interessante. Inoltre è la dolina di questo tipo più prossima alla costa, per cui la si può considerare la più giovane, riferendosi ai tempi geologici.
Le pareti sono costituite da calcari organogeni del cretaceo inferiore della serie del cosiddetto Calcare di Bari, mentre sul fondo della dolina i blocchi rocciosi residuali dei crolli sono ricoperti da più o meno spessi strati di materiale detritico di pezzatura minore, di natura sia alluvionale che colluviale (che ne occultano la naturale via di allontanamento delle acque meteoriche, generalmente costituita da un inghiottitoio) accumulatosi non solo nel corso delle ere geologiche, ma anche ad opera della intensa opera estrattiva della "nitriera" soprattutto negli ultimi anni del XVIII secolo ed il primo decennio del XIX, anche se si può dire che dopo soli sette anni, dal 1784 (gennaio) al 1791, l'attività estrattiva non sia risultata più economicamente remunerativa. Non si può escludere che l'attività di cava sia stata estesa anche al versante della dolina che si presenta più degradato rispetto alle pareti contigue. Tale ipotesi deriva da una immagine dei luoghi giuntaci attraverso uno degli "schizzi" dell'illustratore inglese Hawkins durante la visita svolta nel 1788 insieme ad un suo connazionale ed allo studioso naturalista tedesco Zimmermann, sotto la guida dell'instancabile canonico Giovene. Il Pulo di Molfetta non è interessante solo dal punto di vista storico-archeologico e della sua natura geologica, ma anche, e non di minore importanza, per le sue valenze naturalistiche che rendono questo sito, dimensionalmente non molto esteso, importantissimo dal punto di vista della biodiversità sia faunistica che botanica. (Da: Wikipedia).
The Pulo of Molfetta is a feature from the collapse of karst sinkhole that is about 1.5 km from the city center of Molfetta, in the south-west, created by the collapse of the ceiling and partitions of one or more caves and tunnels formed from geologic time away and being part of a complex karst system formed by the confluence and intersection of multiple wells karst originated in that place by a series of coincidences of geological, which could be called "textbook".
This process is still in progress and that's why the end of November 2008, that is, since the site was opened to the public, is expressly prohibited not only enter the caves, but also approach the walls (from which the risk of falling boulders of considerable size as well as small, but always dangerous, stones - due to the jump of about 30 meters - is always present, even for the mere mechanical action of the branches moved by the wind or to the accidental passage of small animals, also simply of a lizard!).
Only the cave # 1 (of 14 stacked in the old register of caves) has been made safe and can be visited by his grave recently (October 2009) enriched the cast finds bone in it found during archaeological excavations conducted between 1995 and 2003 by the team led by Dr. Francesca Radina, the Superintendence for the archaeological heritage of Puglia. From the administrative point of view the valley is owned by the Province of Bari. This great chasm opens, suddenly, through the fields, in the calcareous soil with the walls (almost vertical on almost the entire perimeter) that show great evidence ordinates giaciture of geological layers sovrappostesi during the long process of deposition and subsequent diagenizzazione sediment that originated the formation of limestone base, dating back to the Lower Cretaceous, which is mostly the structural framework of Puglia. This training process is in agreement dated by geologists between 250 million and 60 million years ago. In sheer cliffs open the caverns of countless caves, many of which are on different levels, that is also interconnected vertically, all recorded and cataloged with scientific rigor during the studies that, on several occasions, have affected this site since XVIII century [1].
One of these is the so-called "cave of the Pillar", which is on three levels with a pillar in the upper limestone, last remnant of a septum that once divided the cavity and having a narrowing of the bottom section, there where the waters are channeled to below ground level at the events most prominent meteor operate their action of erosion and scouring at the foot of the banks of the riverbed underground. When the minor section of the pillar will no longer be able to support the weight of the overlying rocks, it will collapse and a collapse will occur which will involve a large part - especially the top one - of that wall and will result in an expansion of the perimeter of the upper edge of the sinkhole. Many collapses of this type, successive in time, have led to the present conformation of the site.

As just described is nothing more than a hint of how that has developed over thousands of years the training process that led to the current and will never stop as long as the Earth exists. In the Middle Neolithic and lower (VIII-VI century BC) the Pulo of Molfetta was attended by the communities living near the sinkhole (then much smaller than the current cavity and definitely in training), having been organized in villages and in outdoor floor (not in the cave, as some mistakenly believe), as evidenced by the numerous remains found in the area, especially in the bottom Azzollini and not far down Spadavecchia (the surnames of the owners at the time of the first excavations) which took place in 1900, by Mayer, superintendent in charge of Archaeological Heritage of Bari, the first interesting archaeological discoveries. Because here it is found for the first time in Puglia, this type of pottery was named ceramics "type Molfetta" while then they were found similar in different sites, but counterparts along the coastal and inland Puglia .
Of note is the presence, on the edge of the sinkhole to W-SW, the former Capuchin monastery, now privately owned, there built in 1536 by James Paniscotti and was active until 1574, approximately, when the monks moved the new convent, larger, closer to the city center (which was still confined within the walls of the "old town", the island of St. Andrew). That fact meant that the building constructed near the karst pits, abandoned by the religious, because of sufficient distance that separated him from the town, was used for the function of Lazzaretto, for reception, that is, of people with diseases infectious and contagious such as plague, cholera, leprosy, that in ages past periodically infested urban areas.
Finally, toward the end of the eighteenth century, in 1784 at the bottom of Pulo was authorized by a nitriera Bourbon government, that is a real factory - the remains of which have been the subject of an excavation and its restoration completed in 2003 - in which was produced gunpowder from saltpeter, salt (potassium nitrate) containing nitrogen (N) and potassium (K), recognized among the sediments of the site by abbot Fortis, Paduan scholar who trovavasi because in Puglia to Brindisi and that he was called to give its opinion by the brother of the famous Canon Giuseppe Maria Giovene, great scholar naturalist, very active in those times of great influence of positivism and that left the city of Molfetta the first findings of an archaeological nature found in valley and in its surroundings and now on display in the renovated Diocesan Museum citizen.

Following the disastrous earthquake of November 23, 1980, known as the earthquake in Irpinia, whose effects were felt heavily even many kilometers away, in some caves whose entrances jut from the walls of Pulo occurred numerous collapses and structural failures that undermined the static adjustment so as to cause the closure to the public. Also a landslide obstructed the entry of some cavities that were previously accessible. Following these events took place the intervention by the competent authorities for the purpose of securing the site and its functional recovery to the enjoyment by the public, finally broken on 30 November 2008. Its form is sub-circular, with variable diameter from a maximum of about 180 but a minimum of around 140 m. The maximum depth of the plateau which opens at the bottom is about 30 m from the upper edge. Its proximity to the coast (less than a kilometer, as the crow flies) causes the groundwater level below attesting to no more than 10 m below the floor of the current premises, as verified by recent studies carried out in During the restoration and functional recovery by the Provincial Administration and collected in the version published in 2007 by Dr. Francesca Radina, a documentation of the work, reported in the notes to follow.

It is the smallest of the three "puli" [2] the best known of the province of Bari, but no less interesting. It is also the valley of this type closer to the coast, so it can be considered the youngest, referring to geologic time.
The walls consist of organogenic limestones of the Lower Cretaceous series of so-called limestone of Bari, while the bottom of the sinkhole blocks rocky residual collapses are covered with more or less thick layers of debris of smaller size, nature of both alluvial colluvial (which hide the natural way of removal of rainwater, generally consists of a sinkhole) accumulated not only in the course of geological time, but also by the intense mining work in the "nitriera" especially in the last years of the eighteenth century and the first decade of the nineteenth, although we can say that after just seven years, from 1784 (January) 1791, mining has not proved more economically profitable. It is not inconceivable that the quarrying activity was extended to the side of the sinkhole that is more degraded than the adjacent walls. This hypothesis comes from a picture of the places giuntaci through one of the "sketches" English illustrator Hawkins during the visit took place in 1788 along with his compatriot and student German naturalist Zimmermann, under the guidance of the tireless canon Giovene. The Pulo of Molfetta is not only interesting from the point of view of its historical and archaeological and geological nature, but also, and not least, for its naturalistic features that make this site, dimensionally not very extensive, very important from the point of view of diverse wildlife that botany. (From Wikipedia).

1 commento:

Coc Piccole ha detto...

Fantastiche immagini e storia, complimenti bellissimo blog!

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...