La gastronomia ed alcuni termini molfettesi.


La gastronomia molfettese è molto vasta; vediamo alcuni suoi termini: "ci(e)mbott(e)” ,zuppa di pesce fresco di scoglio, lesso;  le “am(e)rosche” (piccoli pesciolini, poco più che avannotti); le “agh(e)stenèdde” (triglie di piccola taglia, chiamate così perché si pescavano tra la fine di agosto e  settembre), “al(e)cedd(e)” e “sarachedd(e)” (alici e salacchine), “pulp’ a’ tenèri(e)dde” (piccoli polpi); “salìp(e)ce” (piccoli gamberetti) sono tutti generalmente consumati senza cottura. 
Ricordiamo anche "la ciallettè", gli “strascenète” (orecchiette);  “u’ tridde”, pasta di semola per brodo fatta a mano; “u’ calzòene” focaccia ripiena;  “nùzze stùbete” merluzzo; “pasòele” qualità di olive;  “u pizzari(e)dde”, filoncino di pane farcito con tonno e capperi;  “la scarcèdd(e)” dolce fatto a mano con pasta frolla e marmellate; "pric-o-prac" conserva sott'olio a base di peperoni;  “cart(e)ddate”, “calz(e)ngicchie”, “ses(e)mi(e)dde”, “spume di mandorla”, “occhi di Santa Lucia”, “mestazzul(e)”, “canigliate” e  “pasta reale”, dolci consumati sopratutto durante il periodo natalizio.


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