La Statua di Maria SS. Addolorata, chiesa Santo Stefano.


Maria SS. Addolorata, chiesa di Santo Stefano, Molfetta (Bari).
Scultore: il molfettese Ferdinando Cifariello (padre di Filippo Cifariello). 
Anno 1865, genere: “Madonna vestita” con struttura interna in legno, abito in velluto nero e Croce in legno.
Maria Addolorata (o Maria Dolorosa, Madonna Addolorata, L'Addolorata oppure Madonna dei sette dolori), in latino "Mater Dolorosa", è un titolo con cui viene molte volte chiamata ed invocata dai cristiani Maria, la madre di Gesù.
Il titolo si basa su alcuni momenti della vita di Maria descritti nei vangeli.
A Molfetta il culto dell'Addolorata è legato essenzialmente al periodo quaresimale e alla Settimana Santa. Le celebrazioni dei Dolori di Maria si svolgono con la funzione del Settenario, dal penultimo venerdì all'ultimo giovedì di Quaresima in tutte le chiese cittadine. Per l'occasione ogni chiesa prepara il proprio simulacro dell'Addolorata. Le celebrazioni più seguite e più care ai molfettesi, sono quelle che si svolgono nella chiesa di Santa Maria Consolatrice degli Afflitti vulgo Purgatorio, nella quale viene esposta la statua, dell'Addolorata, che andrà in processione il venerdì di Passione. Le funzioni sono curate dall'Arciconfraternita della Morte, fondata nel 1613, caratterizzata dal tradizionale sacco nero e con l'effigie del teschio con ossa incrociate. Alle ore 15,30 del venerdì di Passione prende il via la processione dell'Addolorata dalla chiesa del Purgatorio, accompagnate da due ali di confratelli recanti dei ceri e con in sottofondo le note delle marce funebri composte da autori locali. Il simulacro realizzato nel 1958 dallo scultore molfettese Giulio Cozzoli raffigura la Vergine con gli occhi rivolti al cielo, in uno sguardo supplichevole, impietrita dal dolore, ai piedi della croce, dalla quale pende la sindone disposta sul braccio corto in modo da formare una "M". Sono visibili unicamente il volto, coperto da un lungo velo nero, le mani allargate in segno di sconforto, e i piedi. L'artista ha preso spunto dalla vecchia statua settecentesca portata fino ad allora in processione. Non mancano le effigie tradizionali quali il pugnale nel petto, il fazzoletto bianco tenuto in mano e lo stellario. Dopo otto ore lungo le vie della città, verso mezzanotte la processione ha termine. Il 15 settembre si svolge il tradizionale Settenario in onore della Vergine Addolorata, in cui il simulacro viene posto accanto all'altare e addobbato da fiori.
Ferdinando Cifariello è padre del più famoso scultore Filippo Antonio Cifariello (Molfetta, 3 luglio 1864 – Napoli, 5 aprile 1936).
Partecipò alla scuola del verismo napoletano. Ispirato a Vincenzo Gemito, fu uno dei più attivi scultori tardo neoclassici della sua epoca, producendo opere in bronzo, in marmo, in terracotta e in argento.
Un fosco dramma familiare sconvolse la sua vita, perché il 9 febbraio 1905 uccise la moglie Maria De Browne a colpi di rivoltella. La grande popolarità di cui godeva e la strenua difesa fattane dall'avvocato Gaetano Manfredi nella corte d'assise di Campobasso, ne agevolarono, a distanza di due anni, l'assoluzione per vizio totale di mente.
Cifariello continuò ad essere perseguitato dalla sventura perché, essendosi risposato, la seconda moglie Evelina Fabi gli morì nel 1914, appena ventiduenne, per le gravi ustioni riportate nel maneggiare un fornello a gas. Un terzo matrimonio e la nascita di due figli non riuscirono a salvare dalla depressione l'artista, che morì suicida a 72 anni nel suo studio di Napoli.
Nel 1931 aveva dato alle stampe la propria autobiografia, dal titolo Tre vite in una.
Alcune sue opere sono nei musei di Budapest, Düsseldorf, Berlino, Napoli, Roma, a Teano (statua che sovrasta il monumento ai caduti), nella nativa Molfetta (monumento a Giuseppe Mazzini) e a Bari (monumento equestre a Re Umberto I, busto del sindaco Giuseppe Re David e di Araldo di Crollalanza nel palazzo di città, statua del lavoratore edile dinanzi al palazzo delle opere pubbliche, busto di Salvatore Cognetti nel giardino Garibaldi, diverse altre statue nella pinacoteca provinciale. (Wikipedia, l'enciclopedia libera).
(Cliccare sull'immagine per ingrandirla).

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