La Statua di Maria SS. Addolorata, chiesa Santo Stefano.


Maria SS. Addolorata, chiesa di Santo Stefano, Molfetta (Bari).
Scultore: il molfettese Ferdinando Cifariello (padre di Filippo Cifariello). 
Anno 1865, genere: “Madonna vestita” con struttura interna in legno, abito in velluto nero e Croce in legno.

La statua di San Giovanni Apostolo e il Sabato Santo molfettese.


La statua di San Giovanni apostolo (Sèn Gevènne), portato a spalla dalla Confraternita di Sant'Antonio, è stata realizzata, in cartapesta policroma, dallo scultore Giulio Cozzoli nel 1927, ed è custodita presso la Chiesa del Purgatorio di Molfetta. G. Cozzoli sappiamo che era uno scultore molto preciso, attento ad ogni minimo dettaglio e caratterialmente molto riservato e da molti definito "chiuso". Per realizzare la statua di San Giovanni, Cozzoli lavorò anche di notte, perchè in quel periodo era già impegnato alla preparazione di altre grandi opere, come ad esempio il monumento ai Caduti di Molfetta. Terminata la Statua di San Giovanni, essa fu benedetta nel 1927 da Mons. Pasquale Gioia e portata il Sabato Santo, in processione per la prima volta, suscitando grande ammirazione ed apprezzamenti tra i molfettesi. La statua è stata recentemente restaurata nel 2009. 
Precedentemente al 1927, sfilava in processione la vecchia statua di San Giovanni, realizzata nel 1830 dallo scultore napoletano Francesco Verzella. 
Giulio Cozzoli nato a Molfetta il 5 maggio 1882 da Maurangelo ed Elisabetta Daliani Poli. Morto a Molfetta il 15 febbraio 1957.

Cosa sono gli: "Strasc'nete".


Gli "Strasc'nete" (strascenate, strascinati, strasc'nete) è un tipo di pasta molto diffusa in Puglia, in particolare nella zona del barese. Anche a Molfetta viene preparato questo particolare tipo di pasta, leggermente più grande della classica orecchietta. Il nome deriva dal metodo con cui la pasta è modellata, appunto 'trascinata' su un piano di legno con le dita della mano o utilizzando alcuni utensili, come ad esempio il coltello. Vennero diffuse in Puglia tra il XII e il XIII secolo, e le origini delle orecchiette probabilmente sono da ricercare nella Provenza francese. 

La tradizione delle zeppole di San Giuseppe.

In molti Paesi di tradizione religiosa cattolica, il giorno di San Giuseppe si festeggia la festa del papà. Il termine papà deriva dalla Francia e fu utilizzato per la prima volta, anche in Italia, intorno la fine del '500. La Chiesa cattolica ricorda San Giuseppe il 19 marzo con una solennità a Lui intitolata. Negli anni in cui il 19 marzo cade nella Settimana Santa, la sua celebrazione è anticipata al sabato prima della domenica delle Palme. San Giuseppe (in ebraico: יוֹסֵף‎?, Yosef; in greco antico Ιωσηφ, Ioseph; in latino: Ioseph) secondo il Nuovo Testamento è lo sposo di Maria e il padre putativo di Gesù; è definito come uomo giusto. Fu dichiarato patrono della Chiesa cattolica dal beato Pio IX l'8 dicembre 1870. 

A San Giuseppe è tradizione preparare a Molfetta, le classiche "zeppole", un dolce tipico. Sebbene negli ultimi anni si sia affermato l'uso di friggere la pasta della zeppola anche usando olio di oliva o olio di semi, la vera zeppola pugliese viene fritta nello strutto. Il dolce ha origini antichissime,  quando intorno al 500 a.C. si celebravano a Roma le Liberalia, che erano le feste delle divinità dispensatrici del vino e del grano. Il suo nome deriverebbe forse da serpula(m) che in latino vuol dire serpe, per la forma chiusa su se stessa del dolce. Secondo altri deriva da zeppa che a Napoli è il pezzo di legno posto per correggere dei difetti di misura nei mobili.
La zeppola nasce come dolce conventuale, altri ne attribuiscono la preparazione alle monache della Croce di Lucca. Sappiamo che S.Giuseppe è patrono dei falegnami, e durante questo giorno si festeggiava la loro festa e per le strade si vendevano tutti i tipi di giocattoli di legno per i bambini.
Vengono preparate con acqua, strutto, sale, farina, limone grattugiato e uova, fritte o al forno e decorate con crema pasticcera o crema al cioccolato e alcune amarene sciroppate. La zeppola fa parte della pasticceria pugliese ed è presente tutto l'anno, con una maggiore produzione nel periodo della festa di San Giuseppe. Leggi la ricetta.

Ringraziamo il sito: "Creativa in cucina" per questa foto gentilmente concessa.
Visitando il sito di "Creativa in cucina" è possibile conoscere la vera ricetta e il video delle zeppole, sia fritte che al forno.



(Cliccare sulle immagini per ingrandirle).

Cos'è: "U Cùcchele".

Una delle specialità gastronomiche molfettesi è sicuramente "U cùcchele". In vernacolo molfettese corrisponde alla focaccia con pomodoro e una manciata di olive in acqua. Per ottenere invece "U cùcchele muedde", ovvero la focaccia soffice, è sufficiente aggiungere all'impasto base, una determinata dose di patate lesse, amalgamate bene. La focaccia tradizionale è cotta nel forno a legna. Il risultato è una focaccia alta, soffice e davvero gustosa. La focaccia è condita con origano, che le dona un sapore davvero speciale e ricco di tradizione pugliese.



La Croce e l'inizio della Quaresima. Chiesa del Purgatorio.



L'inizio della Quaresima nella nostra città è dettato dalla tradizionale Processione notturna della Croce. Guarda anche il video.


Alla mezzanotte le porte della chiesa del Purgatorio si aprono, mentre il campanile della Cattedrale scandisce trentatrè lenti rintocchi e la processione della Croce parte, snodandosi per le principali vie della città di Molfetta, sino al Calvario, dove verrà deposta e dopo una breve omelia si torna al Purgatorio. Suggestivo è anche il momento del passaggio della processione della Croce, presso la chiesa di Santo Stefano, per l'occasione aperta ai fedeli. Le origini di questa tradizionale processione risalgono alla fine del 1890 e forse anche prima.

La "frasca" di Gesù all'Orto.

Durante l’ultima domenica di carnevale, ovvero la domenica prima delle Ceneri, come da tradizione la Confraternita di Maria SS. Assunta (Chiesa di San Gennaro), formata sopratutto da contadini ed agricoltori, fornisce alla Chiesa di Santo Stefano la "frasca" ricca di olive che serve per adornare la statua di Cristo nell'Orto del Getsemani. Naturalmente la Confraternita dell'Assunta provvede al taglio dei rami migliori, selezionati già durante l'inverno, nelle campagne molfettesi di proprietà. 
Quando i Confratelli giungono presso la Chiesa di Santo Stefano, la "frasca" viene sistemata sulla statua di Cristo all'Orto, si sistema anche l’Angelo che regge il calice della Passione, segue solenne celebrazione religiosa dopo l'intronizzazione del Cristo. Successivamente, durante i primi quattro Venerdì di Quaresima, l’ Arciconfraternita di S. Stefano espone, una alla volta, le sculture (dei Misteri) dei primi quattro Misteri dolorosi. Il primo Venerdì di Quaresima: "Cristo all'Orto". Il secondo Venerdì: "Cristo alla colonna". Il terzo Venerdì: "Cristo alla canna" e il quarto Venerdì di Quaresima: "Il Calvario". Il quinto Venerdì coincide col Venerdì Santo. Ricordiamo che alla Confraternita di Maria SS. Assunta, nella processione dei Misteri del Venerdì Santo, è affidata la statua di Cristo all’Orto. 


Il Getsemani (parola aramaica che significa frantoio) è un piccolo oliveto poco fuori la città vecchia di Gerusalemme sul Monte degli Ulivi, nel quale Gesù Cristo, secondo i Vangeli, si ritirò dopo l'Ultima Cena prima di essere tradito da Giuda e arrestato. Il giardino del Getsemani è stato sempre meta di pellegrinaggio da parte dei Cristiani. L’orto degli Ulivi, si trova a oriente della valle del Cedron, all’incrocio del sentiero che sale al Dominus Flevit e la trafficata Jerico Road. Posto all’ingresso del santuario del Getsemani, il giardino occupa un’area di circa 1.200 m2.

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